05 September 2014

L'affabulazione pittorica di Beppe Francesconi

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L’affabulazione pittorica di Beppe Francesconi

CARMEN DE STASIO

C’è una dimensione entro la quale l’artista si muove e alla quale egli stesso dà forma perché il suo percorso strategico possa essere intelligibile. Sovente il luogo è la tela in quanto argomentazione dinamica che percepisce l’esterno e ne trattiene l’alito per costruire infine una storia.

 

E’ quanto affrontato da Beppe Francesconi, il quale si muove sul territorio dell’affabulazione pittorica nel quale ricrea atmosfere allusive e metafore giocose che tessono un dialogo mediante proiezioni di sculture narrative che sconfinano oltre un quadro descrittivo per accedere ad una figurazione che media tra il reale, l’onirico e l’immaginativo in una strutturazione composta da ponderate configurazioni in prospettiva. Ciascuna delle tele é un tassello metonimico in stretto congiungimento con il precedente e il successivo e narra in forma epagogica l’esternazione di cromatiche allusioni, che assorbono il reale e lo fondono senza mai confonderlo.

Nascosto all’interno dell’ambiente in cui vivono i personaggi delle piccole storie esiste un progetto, che sovverte un ordine storico pur essendo esso stesso integrazione storica che si intreccia con i contrastivi elementi emergenti nella continua opposizione coloristica che, tuttavia, non concede spazio a sovrastrutture che possano creare una trama di obliquità e di inquietudine di facile percorribilità. Al contrario, le sue tele non presentano nulla di assoluto, di rigido o spigoloso; la rotondità delle forme é essa stessa motivo di dinamismo, di continuità, là dove l’immaginario si congiunge con scene che si animano nella mente, divenendo apologetica affermazione di una complessa integrazione a più livelli di elementi, all’insieme dei quali l’artista offre un titolo alla stregua del viaggiatore che tenta di interpretare il linguaggio criptico di una mappa del tesoro.

Si potrebbe addirittura azzardare una concettualizzazione sociologico-formativa che incita alla conservazione della dimensione intellettuale pur avvalendosi della proiezione onirica come strategia per rendere la leggerezza dell’intenzione.

La commistione tra il fumetto e la settima arte (il cinema e successivamente la televisione) viene potenziata ulteriormente e saggiamente con il gusto del fiabesco che trasla straordinariamente l’arte in attualità, sulla scena della quale agiscono da primi attori il movimento=meditazione e il colore=integrazione in una sospensione efficacemente fluida di suggestiva reciprocità. In fondo è questo il punto di totalizzante affermazione dei cartoons o degli albumini ripescati dalla memoria dell’infanzia: mondi sempre nuovi da scoprire e su cui muoversi in libertà come un antico e mai dimenticato gioco di gruppo, al quale appigliarsi per non perdere la rotta.

Non esiste una cronologia fissativa entro la quale l’artista ascrive la sua figurazione immaginativa, giacché ogni quadretto si propone come una condensazione di storie riconducibili ad un tempo contingente; si auto-raccontano come epifenomeno che nulla toglie alla continuità; sono sintesi significativa della circolarità in un universo coniato con le parole amicizia, sostegno, amore, in un riprovare costantemente senza rabbia. Senza devastante avvilimento.

La fumettata rappresentazione si avvale di un’immagine che affonda nel presente dello sguardo che evolve, si sposta costantemente dalla tela alla mente, divenendo epagoge, sinonimo di invito all’interpretazione dei segni. Il che induce a pensare ad una personalizzazione dei tempi, all’abilità di collegare le esperienze con le azioni temporali che influenzano lo spazio e viceversa, in cui l’individuo è sì immerso ma non sommerso dalla dimensione cronologica dell’esistenza.

Questo l’invito che l’artista dal tratto gentile sembra affidare all’osservatore: alle circostanze dare il tempo di assimilazione e lasciare che i tempi intimi addolciti dalla meditazione possano sciogliere nodosità.

Ritengo che l’immediata freschezza che emana dalle sue creazioni sia una prospettiva culturale che nulla ha a che dividere con lo zuccheroso mondo di una fiaba sentimentale da happy end, né da occhi bistrati dalle luci psichedeliche di linguaggi artificiali. Non è la fiacca pacificazione dello sguardo, ma una dimensione che supera la realtà pur se da essa trae l’inizio del viaggio. Si tratta di una prospettiva artistica, la cui esuberante intensità, la cui pastosa intonazione privilegia la qualità, che è tradizione e stile, libertà e competenza argomentativa.

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